Passeggiata di Capodanno

1 gennaio 2012
Quella cui ho partecipato oggi non è stata una gara, ma è stata anche una corsa; non abbiamo pagato l’iscrizione, ma il premio di partecipazione è stato smisurato; ho faticato ma non ho sofferto; sono arrivato alla fine, ma non ho tagliato il traguardo; ci siamo contati, ed eravamo tanti, ma non è stata redatta una classifica; al termine ci siamo rifocillati, ma non era un pasta-party; non era una gara, ma ci ha appassionato molto, molto di più; ci siamo ripromessi di partecipare anche l’anno prossimo e sicuramente saremo tantissimi.
E’ stata una manifestazione di amicizia, un impegno che ognuno di noi aveva preso con se stesso e che ha voluto portare a compimento, anche se di ore di sonno alle spalle ne avevamo veramente poche, anche se lo stomaco era ancora pieno di tutto quel ben di Dio che non ci siamo voluti far mancare e se la testa era ancora così leggera per i vini e gli spumanti (e per il VOV) bevuti a bicchieri ed a calici.
L’appuntamento era chiaro: 8,30 per il Nordic Walking e 9.00 per i podisti, all’incrocio di via del Pecorale con via di Candelecchia.
Arrivo in tempo per veder partire quelli del Nordic Walking e noto quanto siano numerose le macchine parcheggiate ai lati della carrareccia. Alcuni podisti si scaldano, ma lo fanno solo per contrastare il freddo. Alla spicciolata cominciano ad arrivare tutti; ci salutiamo, ci abbracciamo e ci scambiamo gli auguri, alcuni già partono per non essere gli ultimi alla meta. Arrivano il Presidente e Signora; ora il gruppo è al completo e lui non ci fa mancare nemmeno un estemporaneo fuoco artificiale. Possiamo partire. Ci dividiamo in piccoli gruppi a seconda del proprio talento o solo per stare insieme con quelli che sentiamo più vicini.
La strada è innevata ed è bene scegliere gli appoggi per evitare scivolate. La salita è ripida e faticosa, ma nessuno molla. I tornanti si succedono e viene alla mente il tracciato della “Cento Pozzi” , anche se l’ambiente e la temperatura sono assai diversi da quelli di luglio.
Quei pochi chilometri si consumano velocemente ed il Santuario è raggiunto. Gli orari sono stati calcolati con estremo rigore ed esattezza, quindi i primi walker e i primi runner arrivano insieme. Siamo tanti, così tanti da scaldarsi il cuore per l’emozione. Siamo un Gruppo e questo dice tutto. Una foto e via sulla strada del ritorno. Ci frazioniamo ancora una volta, io rimango con Alvise, Carolina e Fernando. Loro decidono una sosta al cimitero ed io non li lascio. Mi parlano di Carmine, il fratello di Carolina, venuto a mancare troppo presto.….era soldato. Ed io mi sento coinvolto. Era un paracadutista ed io sento nascere l’ammirazione per quel giovane. Si, perché tutti quelli che li conoscono non possono non ammirare i ragazzi della “Folgore”, e io come vecchio soldato li ho conosciuti. Li ho conosciuti da vicino in tante esercitazioni e li ho conosciuti con gli occhi dell’amore e dell’ammirazione sui libri che narrano il loro valore in guerra. E i folgorini di allora sono identici a quelli di adesso e sono identici a Carmine. Una carezza ad una immagine di un bel giovane con il basco color cremisi, un magone in gola che non vuole saperne proprio di andare giù e via per raggiungere gli altri.
Un tavolino pieno di tutto, tappi che saltano e nel cuore torna la serenità anche se il ricordo non sparirà più.
Arrivederci ragazze e ragazzi dell’O.P.O.A., da oggi quel Plus Ultra avrà, ammesso che ce ne fosse bisogno, un significato in più.
Fazio Vero






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