Roma, la neve, una corsa

Roma 5 febbraio 2012
Oggi era in programma la Mezza di Sorrento, ma poi tutto questo freddo e tutta questa neve caduta su mezza Italia ci hanno messo lo zampino e la partecipazione della delegazione dell’O.P.O.A. a tale gara è venuta meno, per chiari motivi prudenziali e di assoluta opportunità. Purtroppo, sempre a causa del maltempo e dell’A24 e A25 chiuse al traffico, non ho potuto raggiungere l’Abruzzo e quindi oggi mi sono svegliato in una inedita Roma, coperta da neve e ghiaccio, con il dilemma di cosa fare per mettere in moto cuore, polmoni e gambe. Dilemma che però ho superato in breve tempo: un bel lungo da correre nella Città Eterna, immersa in questo ambiente così insolito.
E’ la cronaca di questo allenamento così particolare che vi voglio narrare, se avrete la pazienza di seguirmi; da parte vostra non ci sarà impegno fisico perché vi prenderò per mano e vi condurrò con l’aiuto della vostra fantasia, in alcuni dei luoghi più belli ed a me più cari di questa città.
Esco di casa non troppo presto, nella speranza che il tiepido sole sciolga un po’ il ghiaccio, consentendomi di correre senza rischiare di rompermi qualche osso. Speranza vana e quindi sono costretto per i primi 5 km ad avventurarmi sulla sede stradale, libera dal ghiaccio, condividendola con lo scarso traffico di autoveicoli, tutti rigorosamente “catenati”.
Giungo così alla Moschea e quindi al campo di atletica dell’Acqua Acetosa, regolarmente aperto e popolato nonostante le condizioni climatiche. Ora l’infrastruttura è dedicata a Paolo Rosi, il mitico commentatore televisivo dell’Età dell’Oro della nostra Atletica Leggera, i più vecchi di voi lo ricorderanno: “Giornalista e Uomo di Sport”, come molto opportunamente è stato scritto sulla facciata dell’ingresso allo stadio.
Proseguo sul Lungotevere caratterizzato dalla presenza di numerosi Circoli nautici; incomincio ad incontrare altri podisti impegnati nei loro allenamenti e, credo, a preparare i prossimi appuntamenti, primi tra tutti la Roma-Ostia e la Maratona dei Roma. In molti mi sopravanzano perché assai più veloci, ma io non raccolgo la sfida, miro a fare un lungo di almeno una trentina di km e quindi il mio ritmo è volutamente più blando.
Sfioro il sempre affascinante Ponte Milvio, lo ricordate? Quello di Costantino e di Massenzio e del “In hoc signo vinces”. Ancora un poco e raggiungo il Ponte Duca d’Aosta già popolato di bancarelle che vendono bandiere ed altri accessori giallo-rossi, chè oggi è prevista nello stadio Olimpico, la cui ardita struttura scorgo sullo sfondo, la grande sfida con i nerazzurri milanesi (mi dispiace, caro Presidente, spargere sale sulle tue “quattro” ferite).
Attraverso il Tevere utilizzando il nuovissimo ponte della Musica, come è stato battezzato e da poco inaugurato, che collega la zona del Parco della Musica al Foro Italico; con le sua struttura tubolare ed ultra moderna si differenzia nettamente da tutti gli altri che scavalcano il fiume, ma lo trovo bellissimo e funzionale, anche perché è esclusivamente riservato al traffico pedonale.
Percorro ora la sponda destra del fiume, che placidamente scorre e che consente ad alcuni coraggiosi canoisti di solcare le sue, oggi, gelide acque. Passo sotto il Palazzo di Giustizia, per i romani “il Palazzaccio”, sede della Suprema Corte di Cassazione; la sua facciata è popolata dalle statue di giuristi ed oratori della Antica Roma. Qualche centinaio di metri e sono sotto la mole di Castel Sant’Angelo, struttura difensiva costruita nel 400 d.C. sul preesistente Mausoleo di Adriano, voluto dal grande imperatore quale sua ultima dimora. Sulla parte più alta del castello, campeggia la statua dell’Arcangelo Gabriele nell’atto di rinfoderare la spada, a simboleggiare così la fine della pestilenza che aveva falcidiato la città nel 590.
Finalmente sono in vista di Piazza San Pietro, la neve ora è rimasta solo sul sagrato della Basilica e la Cupola ne è completamente sgombra, a differenza di come le immagini televisive l’avevano mostrata la sera prima.
Lascio la sponda del Tevere e comincio la salita al Gianicolo. Passo sotto l’Ospedale Pediatrico del Bambino Gesù, luogo di dolore e di speranza per tanti piccoli e tanti genitori. Il disegno Divino per quanto riguarda l’uomo è sempre imperscrutabile, ma la sofferenza dei bimbi mi lascia sempre sconcertato e perplesso.
Comincia il tratto più legato alla storia di questo Colle. La prima testimonianza è quello che rimane della Quercia del Tasso; sotto questa pianta, ora sorretta da una intelaiatura in ferro, il poeta Torquato Tasso era solito fermarsi, in tarda età, a leggere e riposare.
Raggiungo il monumento equestre di Anita Garibaldi, la sposa del grande Generale, e qui inizia il percorso più fortemente legato alla epopea risorgimentale e alle vicende che di tale epopea in questo luogo furono vissute. Anita raggiunse il suo Peppino, impegnato nella difesa della Repubblica Romana del 1849 e degli ideali immaginati dal Mazzini che essa sostenevano. Su queste balze, 6000 patrioti male armati accorsi da tutta l’Italia agli albori del nostro Risorgimento, tennero testa per ben due mesi a 17000 francesi doviziosamente equipaggiati, lì giunti per ristabilire il potere temporale dei Papi sulla Città Eterna. Qui cadde il fior fiore di quell’ardente gioventù, che sognava un’Italia unita e con capitale Roma; i busti in marmo che ornano i viali lungo i quali ora sto correndo ritraggono quegli uomini e la commozione che mi prende sempre quando sono in questi luoghi, si rinnova nel mio animo.
Mi distraggo affacciandomi sulla terrazza che guarda la città, con alle spalle il monumento equestre dell’Eroe. Mi concedo una pausa anche perché il fondo particolarmente gelato non mi consentirebbe di correre; ne approfitto per mangiare una barretta e bere dalla borraccia.
Riprendo a correre lungo Via Garibaldi, passando per il Sacrario dei Caduti di quei combattimenti, per la bellissima Fontana dell’Acqua Paola e per la chiesa di San Pietro in Montorio; in un soffio, ché la strada è tutta in discesa, arrivo in Trastevere ed intraprendo la via del ritorno, ma non preoccupatevi amici lettori, ho ancora molto da narrarvi e poi vi immagino così attenti.
Attraverso nuovamente il Tevere lungo Ponte Garibaldi e sono in Via Arenula e quindi in Piazza Argentina, salotto buono della città. Prendo a destra lungo via delle Botteghe Oscure e giungo in Piazza Venezia, sotto l’Altare della Patria, che mi appare ancora più bianco del solito e non so se questo è dovuto alla neve o piuttosto ai lavori di manutenzione cui è stato sottoposto per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Un saluto da soldato al Sacello del Milite Ignoto e poi, attraverso Via dei Fori Imperiali, il Foro Traiano ed i Mercati Traianei, salgo alla Piazza del Quirinale; un grato pensiero al nostro grande Presidente e via spedito verso Via XX Settembre. Passo sotto il palazzo sede dello Stato Maggiore dell’Esercito ove ho prestato servizio ed il ricordo va a quegli anni bellissimi, caratterizzati di arricchimento professionale e culturale.
Ma già sullo sfondo vedo Porta Pia e li si completerà il percorso che lega il mio allenamento odierno all’ideale di Roma Capitale d’Italia: Il Gianicolo, la Repubblica Romana, Porta Pia. Attraverso la Porta che si trova a poche manciate di metri da dove nel 1870 i soldati italiani irruppero, unendo la Città Eterna all’Italia; il mio pensiero grato si rivolge ai soldati di allora, stupendamente simboleggiati dalla statua del bersagliere che orna la piazza antistante la Porta.
Qui finisce il percorso per voi cari lettori, a me rimangono ancora 7/8 km prima di fare ritorno a casa, ma sono km privi di riferimenti significativi da dividere con voi e quindi, rendendomi conto di avere abusato della vostra pazienza, vi lascio …… naturalmente di corsa.
Fazio Vero






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