"Viste da Dietro" 9^ Cronoscalata del Salviano - 26/12/2011

9^ Cronoscalata del Salviano - 26 dicembre 2011
La Cronoscalata del Salviano, che conta, con quella di oggi, ben nove edizioni, ha ai miei occhi un fascino tutto particolare, per i molteplici aspetti che essa racchiude. Aspetti di natura oggettiva ed altri prettamente soggettivi e che si collocano, questi ultimi, nel profondo del mio animo.
Vorrei narrarli entrambi, ma prima di farlo, mi piace ricordare una descrizione che ci ha lasciato del Salviano e del Fucino il romantico viaggiatore ed erudito inglese Richard Keppel Craven, che li visitò più volte nel periodo che va dal 1821 ed il 1836, quando ancora il lago abbelliva la valle. Egli nei suoi diari di viaggio annotava: “Risalendo il versante del Monte Salviano, improvviso mi apparve lo spettacolo dell’intera valle del Fucino: una visione affascinante! Questo mare montano ha forma di un complesso ovale, ma nel suo interno è spesso sinuoso e irregolare. Pochi paesi ornano le sue rive. L’acqua è straordinariamente limpida ….”. Molti dei miei lettori avranno riconosciuto questa descrizione che è contenuta nel bellissimo DVD realizzato dalla Provincia de L’Aquila e che molto opportunamente è stato fatto trovare dagli organizzatori del Trail della Serra di Celano nel pacco gara dell’ultima edizione della manifestazione.
Il Monte Salviano ha sempre rappresentato e continua a rappresentare anche per me un luogo pieno di significati, risalenti ad oramai quasi 45 anni or sono, da quando ho cominciato a frequentare questa parte d’Abruzzo. I motivi li ho narrati più volte e si rifanno al fidanzamento con una ragazza abruzzese, anzi, marsicana, che doveva diventare di lì a poco la mia sposa. Questi luoghi assunsero così nel tempo un significato per me sempre più ricco di affetti e di memorie.

Il Salviano era, quando con il treno venivo da Roma, il segno materiale, fisico della gioia per il ritorno a casa e quando facevo il viaggio nella direzione opposta, significava il distacco doloroso da persone e luoghi a me carissimi. Anche ora, il superamento, in un senso o nell’altro del costone del monte che si protende verso nord-ovest, anche se avviene con una frequenza che non lascia più molto spazio alla sofferenza, continua a segnare un momento di gioia o di malinconia.
Ma oltre a tutto questo, la gara odierna, che anche se si svolge in uno degli ultimi giorni dell’anno è tradizionalmente e convenzionalmente il primo appuntamento della nuova stagione agonistica, segna il giorno della ripartenza, dei programmi, dei sogni, delle speranze e dei propositi di ogni podista marsicano. Poi sono particolarmente euforico anche perché rimetto le scarpette da corsa dopo 17 giorni segnati dal riposo più assoluto, per consentire lo svolgimento nel migliore dei modi di quegli esami clinici, che ogni anno mi servono per verificare se quello che potrebbe diventare un problema, problema lo è diventato. Ma anche per questa volta così non è stato; il “tagliando” è stato staccato favorevolmente e quindi ora tutto può ripartire.
Raggiungo con questi pensieri il piazzale antistante la chiesa di San Pio X di Avezzano da dove prenderà il via la corsa. Una puntatina al bar vicino per ritirare il pettorale, che viene consegnato previa una del tutto volontaria offerta, da devolvere ad opere di carità a vantaggio dei poveri della parrocchia. L’incontro con tutti gli amici dell’O.P.O.A. e con quelli delle altre formazioni ed una riflessione sul calore, sulla cordialità e sull’amicizia che caratterizzano tali incontri e che evidenziano legami che vanno ben oltre lo spirito di squadra. Penso che la Dottoressa Sara Di Salvatore avrebbe molto da dirci sulla specificità dei rapporti che intercorrono tra i membri di questo particolare tipo di Gruppo Sociale.
Un breve riscaldamento anche in considerazione della bassa temperatura che ci mette a dura prova nonostante uno splendido sole e poi tutti davanti alla chiesa dove ci attende il parroco Don Mario, per una preghiera comune, per la lettura di un breve passo riguardante fede e sport e per la Benedizione che, di fatto, dà il via alla gara.
Si parte ed è subito salita, ma l’allegria e la serenità che ci pervadono mettono, a chi più e a chi meno, le ali ai piedi.
Percorriamo buona parte del primo tornante della strada che conduce al Santuario della Madonna di Pietraquaria, poi, in prossimità di una curva, abbandoniamo l’asfalto ed entriamo nel bosco di querce che corona le pendici del Salviano. Il fondo e fangoso, ma la pendenza non è impossibile e quindi si può continuare a correre e lo farò sino al traguardo; tutto considerato, questa forzata pausa di due settimane non ha condizionato poi troppo negativamente il mio stato di forma: corro senza soffrire.
Usciamo dal bosco e lo sguardo si allarga sul Fucino e mi si para dinnanzi lo stesso spettacolo che rapì quasi due secoli or sono il Craven. Ora non c’è più il lago, ma la valle mantiene intatto il suo fascino, oggi arricchito dai monti con una leggera spruzzata di neve sulla loro parte più alta: una vista che lascia stupefatti. Per tutto questo, la gara, ammesso che ne avesse, perde per me ogni interesse di tipo agonistico. I miei occhi e la mia mente sono attratti da quel panorama stupendo che cambia a seconda dell’andamento del tornante che percorro, ma che rimane sempre affascinante.
Raggiungiamo i ripetitori posti in cima al monte e quindi percorriamo una carrareccia che corre lungo la displuviate con a sinistra il Fucino ed a destra la piana dei Campi Patentini; luogo, anche quest’ultimo, ricco di storia. Qui si consumò il dramma di Corradino di Svevia, che fu sconfitto dagli Angioini nella battaglia di Tagliacozzo del 23 agosto del 1268 e che fu successivamente giustiziato a Napoli.
Metto da parte queste reminiscenze storiche ed accelero lungo il discesone finale che porta al traguardo, posto in prossimità del Santuario. Un bicchiere di thè caldo offerto dagli alpini del Gruppo di Avezzano e poi un’appendice di gara per tornare di corsa al luogo di partenza, percorrendo la Via Crucis.
Un’altra magnifica giornata di sport ed amicizia ha avuto il suo epilogo e già comincio a pensare alla prossima.
Fazio Vero






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