"Viste da dietro" Magredi Mountain Trail

 

Vivaro (PN) 7/8/9 ottobre 2011



Sono  nella provincia di Pordenone, in Friuli, per vivere un fine settimana di trail ad alto livello: si corre il Magredi Mountain Trail (MMT) ed io ci sarò per portare anche qui i colori del mio gruppo sportivo: l’O.P.O.A. Plus Ultra di Trasacco. Per un giorno sentirò sulle mie spalle la responsabilità  di rappresentare l’Abruzzo in questo angolo meraviglioso d’Italia cui sono profondamente legato per motivi che poi dirò.

L’MMT è una manifestazione che comprende tre distinte gare, tutte assai impegnative per la lunghezza ed i dislivelli da superare. Si inizia il giorno 7 con la 100 Mile, per passare alla 60 Km di sabato 8 e concludere la domenica 9 con la GTM 25 K.


Saranno tutte corse di grande fascino per l’ambiente naturale che attraverseranno (le Dolomiti friulane e la pianura che ai piedi di esse si estende), per il rango dei top trailer che a vario titolo vi prenderanno parte e per l’impegno agonistico che verrà richiesto a tutti i partecipanti, in considerazione delle distanze da coprire e i dislivelli positivi da superare: 6000 m per la 100 Mile, 2000 m per la 60 Km e 1000 m per la 25 km (che poi si rivelerà lunga 27 Km).

Valutato l’impegno fisico richiesto, ho da tempo deciso, prudenzialmente, di prendere parte a quella per me più accessibile in questo momento: la 25 Km.

Raggiungo nel pomeriggio del giorno 8 l’agriturismo “Da Gelindo” di Vivaro (PN), per il ritiro del pettorale; qui è posto il Centro organizzativo ed operativo di tutta la manifestazione e qui è posizionato il traguardo di tutte e tre la gare. Vi giungo mentre taglia il traguardo, acclamatissima, una delle big della 60 km: Luisa Balsamo. Mi guardo intorno e scorgo subito e saluto il mio mito, Marco Olmo, che ha preso parte alla 60 km, classificandosi 3° e che ora si aggira tra il pubblico accompagnato dalla gentile consorte. Vorrei chiedergli di posare con me per una foto, ma mi astengo dal farlo pensando a quanto possa essere stufo di tali richieste.
L’indomani, domenica 9, sono a Maniago, da dove è prevista la partenza della mia gara.
 

Vero Fazio e Marco Olmo

Fazio Vero e Marco Olmo

Maniago, che splendida cittadina e quanti ricordi mi legano ad essa; qui dal 1971 al 1984 ho vissuto e prestato il mio servizio nell’Esercito, qui ho trascorso i miei primi anni di matrimonio, qui sono cresciute le mie figlie e qui mi è sempre dolce tornare e poi oggi ci sono per correre un trail.

Parto e comincio a correre affiancato a Tullio Frau, il podista non vedente che già in passato ho accompagnato in occasione di altre gare corse in Friuli, tuttavia, oggi Tullio lo condurrà un altro amico pordenonese Claudio Bernardo. Corro con loro quale “seconda guida”, perché mi rendo conto che su sentieri stretti ed a tratti impervi le cose si faranno difficili. Mi sento un po’ responsabile perché proprio io gli ho proposto questa partecipazione.

Procediamo in fila indiana con Claudio in testa con il cordino di guida ed io in coda per prendere per mano Tullio nei passaggi più difficili. Il percorso è splendido: castagni, querce ed abeti dritti come fusi, che raggiungono altezze da me stimate superiori ai 40 metri. Procediamo lentamente per prudenza e cercando di tenere a freno Tullio che al contrario vorrebbe correre. Claudio lo dissuade paziente, mentre l’incosciente, incolpevole, gli martirizza a calci i tendini di Achille.

L’arrivo in cima al monte, Monte Jouf (Monte Giogo in friulano) è per me quasi commovente, una vista stupenda ci accoglie a giro d’orizzonte: l’Anfiteatro delle Alpi Gulie già innevate, il Monte Canin tanto caro agli alpini, le alture del Collio sino a Trieste, d’avanti a noi l’alta pianura friulana, il letto del Torrente Cellina che tra poco percorreremo, a destra il Cansiglio e le Prealpi venete, all’orizzonte splende il mare del Golfo di Venezia. Da rimanere a bocca aperta.
 
Siamo in ritardo, la “Scopa” è  sopraggiunta e così siamo gli ultimi, più da dietro di così questa gara non potevo proprio viverla.

Cominciamo a scendere, ma la progressione si fa ancora più difficoltosa e quindi più lenta fin quando raggiungiamo il letto del torrente Cellina, d’ora in avanti si andrà più speditamente, perché Claudio e Tullio potranno procedere affiancati e, finalmente, correndo. Mi rendo conto di essere inutile alla coppia e decido quindi di accelerare, distaccandoli di qualche centinaio di metri: mi sento molto bene e vorrei recuperare un po’ del tempo perduto ed un po’ di quei concorrenti che prima ci hanno superato, anche questa gara la debbo vedere da dietro, è vero, ma non esageriamo, non posso proprio cancellare del tutto il mio orgoglio.

Supero alcuni concorrenti e come una freccia filo lungo il letto del torrente, percorrendo una pista che invita a correre. Qui, un tempo, quando ero Tenente, scorrazzavo con i mie carri armati, simulando, a scopi addestrativi, scenari di una guerra che eravamo lì proprio per evitare. Ragazzi, quanta polvere d’estate sotto un sole implacabile e quanto freddo d’inverno e quanta pioggia senza potersi riparare.

Rivivo sulla mia pelle tutto questo ed intanto scorgo il ben noto campanile del paese di Vivaro, la mia meta, con la sua cuspide appuntita tanto da farlo sembrare un punteruolo puntato verso il cielo. Raggiungo il traguardo, ma mi sorprendo veramente addolorato per aver terminato una gara che giudico tra le più belle da me vissute. Mi rifocillo e trovo il coraggio di chiedere ad Olmo una foto insieme, che di buon grado mi concede.

Faccio la stessa cosa con un altro campione che ora si aggira per la zona arrivi: Ivan Cudin che recentemente ha conquistato per la seconda volta la vittoria alla Spartathlon. Accidenti, ragazzi quante emozioni e che immagini meritevoli di esser custodite nell’armadio delle mie memorie più care.

Vero Fazio e Ivan Cudin

Fazio Vero e Ivan Cudin

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