"Viste da dietro" Mezzamaratona del Fucino - Avezzano 30/10/2011

 

Mezza Maratona del Fucino - 30 ottobre 2011

Percorro in macchina la via Marruviana diretto ad Avezzano ed in prossimità dell’incrocio con la strada che porta a Trasacco scorgo il primo cartello che segna i chilometri della gara di oggi, la quarta edizione della Mezza Maratona del Fucino. E’ un cartello rosso retto da un sacchetto di sabbia con sopra stampato il numero 10, penso che quando arriverò qui, oggi sarò alla metà del percorso e della mia fatica.

Continuo la mia corsa e alla velocità di 70 km/h i cartelli si susseguono con sorprendente velocità, 9°, 8°, 7°,…. .

In gara, il tempo che impiegherò da cartello a cartello sarà lungo, molto più lungo; sono abbastanza allenato e spero che questo non sia di molto superiore ai 5’ .
Borgo Incile e si scorgono i primi segni di una organizzazione che a fine gara giudicherò perfetta; degna di una gara di livello nazionale come, di anno in anno, si sta sempre più connotando questa Mezza.

Alla partenza saremo un numero non molto inferiore alle mille unità, come sarà comunicato questa sera dal TG 3. Un vero successo per il patron della gara, Luigi Pomponio, e per il suo Gruppo Sportivo Marsica.

Raggiungo il gazebo della mia Società, l’O.P.O.A., per il pettorale, che mi viene consegnato da Cristian Di Salvatore. Cerco il Presidentissimo, Alvise, e lo trovo presso la postazione dell’organizzazione, lo saluto e percepisco tutta la sua amarezza per non poter partecipare: spina calcaneare e per un po’, per lui, solo la veste di dirigente. Gli esterno tutta la mia solidarietà, ma credo che questa non potrà lenire, se non in minima parte, la sua sofferenza morale, che anche io alcuni anni orsono ho sperimentato.

Mi cambio e resto in dubbio su cosa indossare: la temperatura è ancora un po’ bassa e opto per una t-shirt ed i manicotti, ma dopo un breve riscaldamento torno alla macchina per alleggerirmi e restare solo con la canotta e i pantaloncini: il pallido sole di qualche ora fa si è fatto più intraprendente ed ha forato il leggero strato di nubi, e poi se non fosse subentrata oggi l’ora legale adesso sarebbero già le 11.

Partiamo e, spinto dall’euforia che mi trasmettono tutti gli amici che ho intorno e quel meraviglioso caleidoscopio di magliette che mi circonda, affondo sull’”acceleratore” come un incosciente. I primi 5 km a 4 e 40 e non ho nessuna voglia di rallentare; e chi se ne importa se alla fine pagherò questa mia scelta sconsiderata,  per ora vado alla grande. Corro calcando rigorosamente la riga bianca che delimita la carreggiata, mi aiuta a seguire i miei pensieri. Colgo tutti i profumi che la natura ci offre in questa parte dell’anno, soprattutto quello delle foglie cadute, bagnate e che cominciano a marcire. Questo idilliaco olezzo diventa meno idilliaco quando viene sostituito da quello delle sostanze azotate dei fertilizzanti, ma è il prezzo che si deve pagare per incrementare la produttività di questi campi, che con un immagine condivisibile vengono definiti l’orto d’Italia. Si, mi piace questa definizione: il Fucino è l’Orto d’Italia.

Rallento leggermente e al 9° km vengo raggiunto dal pace-maker  e dal gruppo dei 5’ a km. Mi unisco a loro anche se credo che siano leggermente più veloci di quanto dichiarato dai palloncini tricolore.

Arrivo al 10° km, brusca curva a destra, un saluto alla statua della Vergine posta sul ciglio della strada e via su per la breve rampetta del ponte che supera un canale; è l’unica asperità della giornata insieme a l’altra che incontreremo dopo il 14° km per superare nuovamente il medesimo canale, prima di ritornare sulla Marruviana. Quella del Fucino è proprio la Mezza per fare il tempo.
Ora il percorso è materializzato da un viottolo che ha a sinistra una lunghissima teoria di altissimi pioppi, posti lì credo per frangere i venti che provengono da nord e proteggere quindi i raccolti: un magnifico filare lungo 4,5 km tondi tondi.

Ad un incrocio mi sento chiamare a gran voce ed incoraggiare da dei compagni di squadra che oggi sono a riposo: “forza Generale!”. L’occhiata interrogativa di quanti mi corrono a fianco mi mette un po’ in imbarazzo, ma poi penso che al mondo non debbano essere poi molti i generali della mia età che corrono una mezza a 5’ a km. Sono certo che in una ipotetica gara tra gli alti gradi militari, fra infartuati, scoppiati, sciancati, ecc., il podio non me lo toglierebbe nessuno. Vai Vero che ancora ne puoi correre tanti di km in questo modo!

Al 17° km, mi sento un po’ imballato, forse ora pagherò quei primi km sconsiderati, ma non ho rimpianti. Mi rilasso un pochino e comincio a procedere in scioltezza; recupero bene ed in vista del boschetto di Borgo Incile ho superato la crisetta. Mancano solo tre km., oramai è fatta; supero molti concorrenti. L’ultima curva e poi laggiù a soli 800 m., il traguardo. Cerco di sprintare; mi si slaccia una scarpa, ma non penso nemmeno di fermarmi per allacciarla. Decido che se dovessi perderla continuerei a correre anche scalzo; per nulla al mondo sarei disposto a perdere posizioni.

Passo lo striscione con il tempo di 1h46’22”. Sono pienamente soddisfatto e divento addirittura euforico quando mi danno il bigliettino per il premio di categoria: 2° M65, ma cosa voglio di più?
L’indomani leggerò la classifica ufficiale: sono 450°, poco più che a metà. Penso che se continua così, dovrò cambiare il nome a questa rubrica: non più viste da dietro, bensì, viste da metà.

Alla prossima, miei cari e pazienti lettori, alla prossima, che sarà domenica 6/11 a Castel Fusano per l’omonimo trail. 

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