Viste da dietro: Trail dei Due Laghi

 

“Viste da dietro”
4° Trail dei Due Laghi
Anguillara Sabazia - 4 dicembre 2011


Sono ad Anguillara Sabazia, caratteristica cittadina sulle sponde del lago di Bracciano, per correre la quarta edizione del Trail dei due Laghi, dove i due specchi d’acqua da cui prende il nome sono, per l’appunto, quello di Bracciano e quello di Martignano. Ho già preso parte a questa gara l’anno passato e me ne è rimasto un bellissimo ricordo, per spettacolarità del percorso e per l’accuratezza dell’organizzazione, per tali motivi sono tornato anche quest’anno.
 
Arrivo sulla zona di partenza, come mio solito, con esagerato anticipo, ma amo molto respirare l’atmosfera che precede queste manifestazioni, oggi, poi, le incertezze atmosferiche impongono una accurata scelta dell’abbigliamento. Infatti poco dopo aver ritirato il pettorale, inizia una pioggia battente che non lascia presagire nulla di buono. Mi chiudo in macchina e comincia la vestizione; non è freddo e quindi non ci sarà bisogno di coprirsi molto, l’unico dubbio è legato all’opportunità di indossare o portare al seguito l’impermiabilino da corsa. Resto in dubbio fino ad un quarto d’ora prima della partenza, quando la pioggia cessa ed io preso da convinto ottimismo decido di lasciare in macchina ogni cautela ed incertezza: se riprenderà a piovere …. Amen, in fondo per esperienze pregresse so di essere insolubile in acqua, quindi a casa ci ritornerò.

Vado nei pressi della partenza e  penso con rammarico che oggi sarò l’unico rappresentante dell’O.P.O.A. e ciò mi fa sentire un po’ smarrito; quelli forti del nostro Sodalizio sono a Latina per la Maratona. Faccio gruppo con i …cugini dell’Ecomaratona dei Marsi: Anna Maria, Lamiri, Pietro Colamartino ed altri. Tutto sommato l’Abruzzo “Forte e Gentile” è ben rappresentato, a fronte dei tanti romani e laziali.

Foto Carlo Ricci

Partiamo; dopo un breve tratto nel paese ci immettiamo in una carrareccia e prendo subito coscienza del fattore che oggi caratterizzerà, in negativo, la gara: il fango.
Nel primo tratto, la pista è piena di pozze d’acqua non facilmente aggirabili, ma cerco di farlo perché pur non temendo il freddo ai piedi e pur confermando, come detto, di non essere solubile in acqua, vorrei evitare che le calze bagnate mi causassero fiaccature alla pelle. Alcuni, i più spregiudicati, si buttano con noncuranza ed allegria in acqua; io lo farò, eventualmente, al ritorno.

Cominciamo a salire ed anche se i dislivelli non sono preoccupanti qualche difficoltà la sperimentiamo per via del fango. Arrivo sul primo altipiano senza problemi sino a quando il fango comincia a farsi pacchetto sotto le scarpe; procedo con non meno di 3/4 chili di zavorra, hai voglia di battere i piedi per liberartene, ma lui, il fango, è di quelli collosi che non mollano la presa; pazienza me ne libererò procedendo.

Entriamo nel bosco e seguiamo un sentiero stretto che non consente sorpassi, ma per me non è un problema, voglio procedere con calma in questo primo tratto per allungare nella seconda parte del percorso, quindi cedo volentieri il passo a quelli più veloci che me lo chiedono; andate, andate, tanto in salita vi riprendo tutti.

Usciamo dal bosco e assisto allo spettacolo che attendevo: i due laghi sotto di me, scaglionati su due piani, il primo, più vicino e di minore superficie, quello di Martignano, il secondo, più distante, quello di Bracciano. Il cielo coperto rende plumbea e per nulla affascinante la loro superficie, ma debbo confessare che il colpo d’occhio è di quelli che lasciano il segno.

Poco più avanti mi ritrovo a percorrere un altro tratto che ricordavo essere unico: i passaggi successivi sul fondo di canyon scavati nel tufo, profondi una quindicina di metri e non più larghi di 3. Qui furono effettuate, moltissimi anni orsono, alcune riprese del film “l’Armata Brancaleone”, con Vittorio Gassman e Catherin Spaak, che forse i più anziani dei miei scarsi lettori ricorderanno.
Arriviamo sulla quota più alta della giornata, materializzata da un ripetitore; mani pietose hanno steso una fune che consente di salire nonostante il fango, ma non altrettanto efficace è la fune che troviamo più avanti e che dovrebbe aiutarci nella assai più difficile discesa; chi mi ha preceduto ha in parte abbattuto i picchetti che quell’ausilio indispensabile sostenevano ed ha contribuito ad impastare il fango con centinaia di piedi, rendendolo veramente impraticabile; l’unica risorsa rimangono i rami delle piante che delimitano il sentiero.

In qualche modo i problemi sono superati e finalmente arriviamo su un’ampia ed ondulata radura; da questo punto è nuovamente visibile il lago di Bracciano e, soprattutto, l’abitato di Anguillara, la nostra meta. Accendo il turbo che spegnerò solo al traguardo e corro che è un piacere; mi rendo conto con gioia di attraversare un periodo di forma che per i miei livelli è splendido: corro e non sento la fatica, il recupero del dopo gara è rapidissimo.

Arrivo al traguardo in un soffio e mi incolonno per il pacco gara, il premio di categoria e, soprattutto, il pasta-party.
La giornata finisce in modo magico con il vecchio podista seduto su un blocco della scogliera, con un piatto di rigatoni al sugo, un bicchiere di birra e tanta serenità nel cuore.

Vero Fazio

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